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Celio

Passeggiate
Celio, tra antiche chiese e acquedotti
Percorrendo le strade del rione Celio, si entra in una realtà lontana dal traffico di tutti i giorni, tra un continuo susseguirsi di giardini e il silenzio delle chiese e dei chiostri. Al di là del valore artistico e storico dei luoghi, durante la passeggiata si rimane coinvolti da una sorta di sensazione di estraniamento e sospensione temporale rispetto alla realtà cittadina circostante. Un lussureggiante rigoglio di giardini, spazi verdi e orti conventuali caratterizza questo rione che prende il nome dallo storico colle, offrendo uno scenario incomparabile con i numerosi monumenti antichi che fanno corona all'enorme mole dell'anfiteatro Flavio, carica di fascino, storia e maestosità.
CHIESA SS. QUATTRO CORONATI
Il nome della chiesa deriva dai quattro scalpellini dalmati martirizzati sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire un idolo pagano, divenuti poi nel Medioevo i patroni delle corporazioni edili. Già menzionata nel VI secolo, intorno all’anno 800 fu ricostruita sotto forma di una basilica a tre navate, ma semidistrutta dal Sacco dei Normanni nel 1084, fu nuovamente ricostruita nel 1110 riducendola di dimensioni, tanto da ricavarne tre navate nello spazio dell’antica navata centrale. Il complesso, subì numerosi interventi, fino a quello del 1912-1914 quando l’intero complesso fu restaurato rimettendo in luce tutti gli originali aspetti medievali. Attraverso il portale sovrastato da una torre campanaria, un arco che reca nella lunetta la dedica in latino ai quattro santi titolari, si entra in un primo cortile, un tempo quadriportico della basilica del IX secolo, decorato da affreschi tardo-cinquecenteschi.
ROSETO COMUNALE
Il Roseto comunale di Roma si sviluppa appena sopra il Circo Massimo e segue la pendenza del terreno con una forma ad anfiteatro. Originariamente si trovava sul colle Oppio, ma andò distrutto durante la seconda guerra mondiale. L’'area dove ora fiorisce il roseto era invece sede dal III secolo a.C. di un tempio di Flora, ed era poi rimasta agricola fino a quando, vi fu collocato dal 1645 il cimitero ebraico e il sito era per ciò detto "Ortaccio degli Ebrei". Il cimitero ebraico fu spostato nel 1934 in un settore del cimitero del Verano e la zona rimase incolta ed abbandonata fino al 1950 quando il Comune, con l'accordo della Comunità ebraica, decise di ricrearvi il roseto. L'antica destinazione non fu però cancellata: per ricordare la sacralità del luogo, i vialetti che dividono le aiuole nel settore delle collezioni formano in pianta il disegno di una menorah, il candelabro a sette braccia, e ai due ingressi venne posta una stele con le Tavole della Legge di Mosè che ne ricorda la passata destinazione. Nell’area si trovano circa 1.100 diverse specie di rose.
BASILICA DI S. STEFANO ROTONDO
L'ingresso della basilica è situato subito dopo un giardino circondato da mura di epoca romana nella via omonima; si tratta di uno dei primi templi cristiani e la più grande chiesa a pianta circolare esistente al mondo. Eretta ai tempi di papa Simplicio, tra il 468 e il 483, fu edificata al posto di un mitreo e venne concepita per accogliere le reliquie di s. Stefano diacono e protomartire, rinvenute a Gerusalemme nel 415. Verso l'inizio del III secolo d.C. il mitreo venne trasformato, aumentando lo spazio presente nell'aula mentre l'edicola venne ampliata. Il tamburo al centro è alto 22 metri e largo altrettanto e prende luce da 22 alte finestre, alcune restaurate e altre murate nel XV secolo. Nel XVI secolo le pareti della chiesa vennero affrescate dal Pomarancio, con scene del martirio di santi. All'interno si conserva la cosiddetta "sedia di Gregorio Magno", una cattedra in marmo dalla quale si dice che il grande papa pronunciasse le sue omelie.
ARCO DI DOLABELLA E SILANO
In piazza della Navicella si trova la facciata dell'Ospedale dei Trinitari con un portale con cornice marmorea a tutto tondo, unico resto di un ospedale dei Trinitari: sopra il portale, il Cristo fra due schiavi uno bianco e uno nero, alludente all’ordine dei Trinitari, fondato nel 1198, per il riscatto dei prigionieri.  Subito dopo c'è un arco posto al di sotto di alti fornici dell'acquedotto Neroniano, conosciuto come arco di Dolabella e Silano. L'arco fu infatti fatto costruire nel 10 d.C. ed è probabilmente il rifacimento al posto di un’antica apertura delle Mura Serviane, Porta Celimontana, riutilizzata in seguito come fornice dell’Acquedotto Neroniano. L'arco, formato da blocchi di travertino, risulta attualmente interrato per circa 2 metri; è a un solo fornice e, in origine, era alto 6,56 metri. Il fornice presenta in alto una cornice di coronamento sotto la quale si vede un'iscrizione dove vengono citati i consoli Publio Cornelio Dolabella e Caio Giulio Silano che erano in carica quando venne costruito l'arco.
FONTANA DELLA NAVICELLA
La chiesa di S. Maria in Domnica è chiamata a Roma anche S. Maria alla Navicella, per la fontana a forma di nave romana che ne decora lo spazio antistante: si tratta di una scultura del 1513 sulla falsariga di un antico ex voto in marmo che si trovava precedentemente sul posto. Secondo un'antica leggenda la navicella fu rinvenuta nei pressi del Colosseo e si tratterebbe di un ex voto dedicato a Iside, la protettrice dei naviganti: appare assai incerto se la navicella fu soltanto restaurata o interamente realizzata ex novo da Andrea Sansovino a causa dei gravi danni dell'originale. La realizzazione fu voluta da papa Leone X Medici, del quale il piccolo monumento reca ancora gli stemmi sulle facciate del basamento. La sistemazione attuale risale soltanto al 1931, quando la navicella, collocata originariamente in una diversa posizione, fu trasformata in fontana alimentata dall'Acqua Felice.
BASILICA DI S. MARIA IN DOMNICA
La basilica, prospiciente la fontana, è un'antica diaconia esistente fina dal VII secolo, e costruita ,nell'aspetto che in parte ancor oggi conserva, agli inizi del IX secolo da Pasquale I, secondo un'antica tradizione, sulla casa di Santa Ciriaca, ma più verosimilmente sui resti di un antico edificio pubblico del VII secolo, i praedia dominica, aree di pertinenza imperiale: ciò spiegherebbe anche l'appellativo "in domnica" arrivato fino a noi. Restauri del XV e XVI secolo hanno in parte alterato l’aspetto medievale della chiesa. La facciata rinascimentale in travertino, preceduta da un ampio portico, è del 1513, edificata contestualmente all'erezione della "Navicella". L'interno è a tre navate, divise da diciotto colonne ornate da capitelli corinzi antichi. I mosaici dell'arco trionfale e dell'abside replicano l’impianto delle rappresentazioni classiche del IV secolo. L’utilizzo dei colori e la maggiore animazione dei personaggi rivelano quasi certamente il contributo di maestranze locali istruite da artisti bizantini. Nell’arcata dell’abside si trovano  Cristo tra angeli e apostoli e, sotto, Mosè ed Elia; nel catino Maria in trono col Bambino tra gli angeli e Papa Pasquale I (committente del mosaico) in ginocchio.
VILLA CELIMONTANA
Adiacente alla basilica della Navicella, c'è l’ingresso a Villa Celimontana, realizzata nel XVI secolo dalla famiglia Mattei che la possedette fino all'estinzione della casata avvenuta nel 1801 e dopo vari passaggi di proprietà pervenne al barone bavarese Riccardo Hoffmann. Lo Stato Italiano la confiscò a quest'ultimo proprietario a seguito della guerra 1915-18 come bene appartenente all’ex nemico. Dal 1926 è proprietà del comune di Roma, ed è parco pubblico dal 1928. L’edificio principale della villa, oggi sede della Società Geografica Italiana, è ornato da affreschi del XVII secolo e da mosaici romani rinvenuti nella zona. Qui si trova anche un obelisco dell’epoca del faraone Ramses II (XIII-XII secolo a.C.). Di fronte all’edificio della villa un viale di lecci conduce al Belvedere sul Semenzaio di San Sisto con una vista panoramica della Valle delle Camenee e delle Terme di Caracalla.
BASILICA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO AL CELIO
Questa basilica sorge su di un gruppo di domus private, databili tra il I e il III secolo d.C., in una delle quali nel IV secolo fu adattato un luogo di culto cristiano in memoria dei martiri Giovanni e Paolo, due ufficiali romani vittime della persecuzione dell'imperatore Giuliano l'Apostata. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio e venerato come luogo sacro tanto che intorno al 400 fu eretta una grande basilica ad aula absidale. Saccheggiata e distrutta dai Visigoti nel 410, colpita da un terremoto nel 442, saccheggiata e nuovamente distrutta dai Normanni nel 1084, fu sempre restaurata fino al XII secolo quando numerosi interventi la ripristinarono costruendo il convento, il campanile ed il portico antistante la chiesa. Successivamente subì svariate trasformazioni interne ed esterne fino ai lavori di metà Novecento, che ripristinarono l’antica facciata, il portico e il campanile paleocristiano. All'interno vi sono conservati notevoli affreschi, mentre presso l'altare maggiore vi sono conservate le reliquie dei due martiri.
CLIVO DI SCAURO
La via conserva l'antico nome originario, Clivus Scauri, con un percorso che ricalca perfettamente quello assunto nella tarda età imperiale. E'affiancata, lungo la parete adiacente alla Basilica dei Ss. Giovanni e Paolo, dalla facciata di un'antica insula del II secolo d.C., ossia un'abitazione con portico e botteghe al pianterreno e appartamenti ai piani superiori. Sul lato meridionale  vi era una grande costruzione in laterizio databile agli inizi del III secolo d.C. di cui però rimane solamente una parte del piano terreno formato da una fila di botteghe situate dietro un porticato. Scendendo lungo il clivo e superati gli archi di sostegno che scavalcano la strada, sulla sinistra sono visibili i resti di una grande aula absidata a pianta basilicale databile intorno al IV - V secolo d.C. che secondo alcuni studiosi dovrebbe trattarsi della biblioteca fondata dal papa Agapito nel V secolo.
CHIESA DI S. GREGORIO MAGNO
Alla fine del Clivo di Scauro si arriva a piazza di S. Gregorio dove si trova la chiesa di S.Gregorio Magno, un elegante esempio del Seicento romano. La sua fondazione, risalente al 575 d.C. è dovuta allo stesso San Gregorio, che trasformò la sua casa di famiglia, che qui sorgeva, in un monastero. La chiesa fu ricostruita nel Medioevo ma l'aspetto attuale lo si deve ai restauri del 1725. La chiesa è raggiungibile tramite una scalinata; l'interno, ha in fondo alla navata laterale destra, la cappella di San Gregorio e, accanto, un'altra piccola cappella, che dovrebbe essere stata la cella del santo, in cui si trova il suo seggio episcopale in marmo. Dalla sommità  della scalinata si ha una bella vista panoramica sul Palatino.
PARCO ARCHEOLOGICO DEL CELIO
La “Passeggiata Pubblica” del Celio è un’area archeologica creata dopo il 1870, quando i lavori per le infrastrutture e i nuovi quartieri abitativi portarono alla scoperta e al recupero di un grande patrimonio di reperti relativi alla città antica. L'ingente quantità di materiale di scavo fu sistemata inizialmente nel Magazzino al Celio, poi, agli inizi del Novecento, il trasferimento di tutte le maggiori opere di scultura ai Musei Capitolini portò alla ristrutturazione del Magazzino, aperto con il nome di Antiquarium nel 1929 e destinato all'esposizione delle cosiddette arti minori. Lesionato dagli scavi per il passaggio della metropolitana, l'edificio fu sgombrato dopo soli dieci anni ed il materiale fu in parte trasferito in vari magazzini, in parte lasciato nell'area esterna dell'ex museo e dell’adiacente Casino Salvi. L'antiquarium è ormai un edificio praticamente abbandonato mentre il Casino Salvi contiene una raccolta di materiale archeologico, che costituisce una ricca documentazione della vita quotidiana a Roma dal VI sec. a.C. attraverso suppellettili, arredi domestici, piccoli oggetti per la casa.
COLOSSEO
L'Anfiteatro Flavio, comunemente noto come Colosseo è il più importante e grande monumento dell'antica Roma, iniziato da Vespasiano nel 72 e terminato dal figlio Tito nell’80. Posto nella valle tra Palatino, Esquilino e Celio ospitava spettacoli come i combattimenti dei gladiatori e nel tardo Impero esso venne adibito a "venationes", caccie di belve feroci; solo nell'anno 404 per decreto di Onorio furono aboliti i scontri tra gladiatori e nel VI secolo d. C. gli spettacoli con animali. L'Anfiteatro ha la forma di un ellisse avente un asse maggiore di 188 m, asse minore di 156 m, circonferenza di 527 m., altezza di 50 m.; poteva ospitare fino a 70.000 spettatori. I terremoti del 442, del 508 e soprattutto nell'851 causarono distruzioni e la caduta di due ordini di arcate. Nel Medioevo fu trasformato in fortezza dai Frangipane e poiché era interamente rivestito di marmi, venne sfruttato per poterne utilizzare i materiali per la costruzione di nuovi monumenti. Venne più volte restaurato dai Papi Pio VII, Leone XII, Gregorio XVI e Benedetto XIV, che nel 1749 sancì il divieto di effettuare ulteriori spoliazioni al monumento.
ARCO DI COSTATINO
Fra tutti gli archi trionfali dell'antica Roma, quello di Costantino è senza dubbio quello meglio conservato e fu eretto nel 315 per celebrare la vittoria di Costantino su Massenzio a ponte Milvio. Innalzato sulla strada abitualmente percorsa dai trionfi, nel tratto compreso tra il Circo Massimo e l’Arco di Tito, l’arco fu realizzato riutilizzando in parte sculture ed elementi architettonici sottratti a monumenti più antichi, appartenuti alle età di Traiano, Adriano e Marco Aurelio. E’ probabilmente da considerarsi come il primo esempio di quel sistematico riuso del materiale di spoglio che a Roma durerà per tutto il medioevo e al tempo stesso rappresenta una preziosa sintesi di oltre due secoli di arte ufficiale romana.
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