Ghetto - Istanti di Bellezza-Album fotografico

Istanti di Bellezza
.cloud
album fotografico
Istanti di Bellezza
.cloud
Vai ai contenuti

Ghetto

Passeggiate
Il Ghetto di Roma
Esteso tra monte Cenci ed il Teatro di Marcello, come parte integrante del rione S. Angelo, lo storico quartiere del ghetto, pur avendo perduto l’originale mortificante significato di “serraglio degli ebrei”, rappresenta ancora oggi il simbolo della Roma israelita, ambiente ricco di attività commerciali e custode della tradizionale cucina giudaico-romanesca. Anche se del vecchio ghetto rimangono poche tracce, è sempre viva l’anima dell’antico quartiere; ancora oggi in questa parte di Roma conserva un’atmosfera particolare, una miscela di storia, architettura e tradizione: una realtà sempre viva, una zona urbanistica memoria di un’epoca e della storia di un popolo.
IL PORTICO DI OTTAVIA
Il Portico di Ottavia costituisce l’ingresso principale al quartiere ebraico ed è l'unico conservato dei grandi portici che limitavano sul lato settentrionale la piazza del Circo Flaminio (gli altri erano il Portico di Ottavio ed il Portico  di Filippo). Fu fatto edificare sui più antichi templi di Giunone Regina e di Giove Statore, ad opera di Augusto e nel 23 a.C. doveva essere già compiuto e fu dedicato alla sorella dell'imperatore, Ottavia. Nel 203 d.C. fu ricostruito da Settimio Severo e Caracalla, come indica la grande iscrizione sull'architrave. Lungo, nella fronte, 115 metri e profondo 135, era ricco di trecento colonne con capitelli corinzi. Ospitava luoghi di cultura, sale per spettacoli, concerti, biblioteche. La parte oggi visibile è il grande atrio centrale, un tempo rivestito di marmo. Nel Medioevo, sulle rovine del portico, furono edificati un grande mercato del pesce e la chiesa di S. Angelo in Pescheria, edificata nell'anno 780, mentre il campanile è del XIII secolo e dello stesso periodo è la campana tuttora in uso.
CASE MEDIEVALI AL FORO PISCARIO
Su via del Foro Piscario si trova l’Oratorio dei Pescivendoli, costruito alla fine del XVII secolo: la facciata è ornata da una grande immagine di S. Andrea. Addossata al propileo del Portico di Ottavia, vi è la casa medioevale detta «Torre Fornicata dei Grassi», dal nome della famiglia che la acquistò dagli Orsini nel 1369. Sulla facciata principale, che si apre su via del Portico di Ottavia, vi sono alcuni frammenti di architravi romani incastonati sulla porta di accesso, secondo una caratteristica costruttiva del XII-XIII secolo. Alla destra della Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria uno scenario di vecchie case costruite in età completamente diverse: sono case che delimitano l'antico tracciato del ghetto e sono strutture abitative costruite con materiali di reimpiego provenienti da materiale di epoca romana.
VIA DEL PORTICO DI OTTAVIA, IL CORSO DEL GHETTO
Via del Portico di Ottavia costituisce una sorta di Corso del Ghetto: su di essa gravitano molteplici esercizi commerciali di prodotti tipici e ristoranti che si richiamano alla tradizionale cucina ebraico-romanesca, con una felice sovrapposizione di immagini che offrono un caratteristico colore locale. Subito sulla destra di via del Portico d’Ottavia si apre via di Sant’Ambrogio, che prende il nome dalla chiesa che la tradizione vuole sia stata edificata sulle rovine della casa paterna del vescovo, come indicato dall’iscrizione posta sulla porta di un convento.
PIAZZA MATTEI
Alla fine di Via di S. Ambrogio si giunge a piazza Mattei. La piazza prende il nome dai Mattei; essi erano tra le famiglie cristiane le cui case erano adiacenti al Ghetto di cui avevano le chiavi dei portoni che venivano chiusi all'Ave Maria e riaperti la mattina dall'esterno. Al centro della piazza si trova la fontana delle Tartarughe, costruita tra il 1581 e il 1584 dal fiorentino Taddeo Landini su progetto di Giacomo Della Porta. Le bronzee tartarughe sospinte verso il bordo del catino, nel quale si raccoglie l'acqua dello zampillo che ricade poi nella vasca sottostante, vennero aggiunte solamente nel 1658 Bernini, durante i lavori di restauro voluti da papa Alessandro VII. Nella piazza insiste anche il portale di ingresso di Palazzo Costaguti, appartenente ad un’altra delle ricche famiglie cristiane che, insieme ai Mattei, detenevano le chiavi del serraglio degli ebrei.
VIA DELLA REGINELLA
Da piazza Mattei si torna in via del Portico di Ottavia percorrendo via della Reginella. Non si conosce l’origine del toponimo: secondo alcuni dovrebbe riferirsi al tempio di Giunone Regina, ma la tradizione più diffusa vuole che si tratti del ricordo dell’elezione della ragazza più bella del rione chiamata appunto Reginella. La strada fu incorporata nel ghetto nel 1825, allorchè Leone XII volle allargare il quartiere ebraico per ragioni di igiene: lungo questa strada si può avere un'idea, insieme a quanto già visto in via di S. Ambrogio, della struttura urbana esistente nell’antico ghetto.
UNA STRANA CASA DEL QUATTROCENTO
Ritornando su via del Portico di Ottavia, si hanno una serie di nuclei di diversi periodi; all’angolo con vicolo Costaguti sorge la casa quattrocentesca di Lorenzo Manilio. Non è il risultato di un progetto unitario, ma l’aggregazione di almeno tre corpi di fabbrica diversi per dimensione, stile ed età di costruzione, con un elemento che unisce tutte queste strutture: una grande fascia bianca che contiene iscrizioni e che gira tutt'intorno al palazzo che Lorenzo Manilio volle ad imitazione degli splendori dell'antica Roma. Il basamento dell'edificio è cosparso di reperti archeologici, quale un frammento di un antico sarcofago. La data dell'edificio segue l'uso romano, 2221 dalla fondazione della città (753 a.C.), anno della nostra era 1468.
UN TEMPIETTO PARTICOLARE
All'angolo con vicolo Costaguti, si trova un tempietto del 1759 di pianta semicircolare e adornato da sei colonne dedicato alla Madonna del Carmine: si tratta di uno dei luoghi dove gli Ebrei erano costretti, il sabato, ad assistere alle prediche coatte, allo scopo di convertirli al cristianesimo. In vicolo Costaguti si trova uno dei passaggi, detti “trapassi”, comuni nell’epoca antica e medievale, che erano una vera gallerie che passavano da parte a parte interi edifici, a vantaggio della comodità del transito. Questo passaggio rappresenta una importante documentazione sull’urbanistica dell’antico ghetto: il passaggio in galleria termina infatti in un cortile dove si affaccia un insieme di case che rendono bene l’idea della realtà del ghetto. Nella piazza Costaguti insiste una facciata istoriata dell'omonimo palazzo, costruito a metà cinquecento.
PIAZZA DELLE CINQUE SCOLE
Attraverso via in Pubblicolis e via S. Maria del Pianto si giunge quindi a piazza delle Cinque Scole: il nome porta il ricordo del palazzetto delle Cinque Scole o Sinagoghe che sorgeva in questo punto e che fu demolito nel 1910. Uno dei divieti del tempo del Ghetto consisteva nella proibizione di avere più di una sinagoga, indipendentemente dal numero degli ebrei e senza tener conto della estrema varietà di provenienze (catalani, aragonesi, siciliani e altri). La difficoltà fu in parte aggirata comprendendo all'interno di un unico palazzetto locali diversificati per i diversi gruppi. Sul lato meridionale della piazza sorge oggi il palazzo Cenci-Bolognetti. Antistante il palazzo si trova la Fontana del Pianto, fatta erigere da Gregorio XIII nella seconda metà del XVI secolo su disegno di Giacomo Della Porta e così denominata perché originariamente situata presso la chiesa di S. Maria del Pianto.
LA SINAGOGA
Visibile da molti punti della città con la sua cupola quadrata, la Sinagoga o Tempio come la chiamano gli ebrei romani, rappresenta architettonicamente la riconquistata cittadinanza della comunità dopo la vergogna del Ghetto. Solenne nella struttura, con il massiccio volume centrale a pianta quadrata e la cupola a padiglione con il lanternino, è opera degli architetti Armani e Costa che la completarono nel 1904. Lo stile è un misto di Liberty e di arte babilonese, con evidente richiamo allo stile dell'epoca di costruzione e all'origine mediorientale della religione ebraica. Non presenta immagini, solo simboli: la Menorah, le Tavole della Legge, i Lulav. Le molteplici scritte in ebraico sono quasi tutte versetti della Scrittura che esaltano la sacralità del luogo. Sul Iato del Tevere, il muro della Sinagoga accoglie diverse lapidi di notevole interesse storico, tra le quali quelle che portano il lungo elenco di ebrei caduti nella Prima Guerra Mondiale e degli ebrei caduti alle Fosse Ardeatine.
PER NON DIMENTICARE
Il ghetto è un angolo di Roma che riassume secoli di vita della città e di alcuni suoi abitanti, quelli che qui videro anche compiersi una delle più tragiche pagine della nostra storia: la notte del 16 Ottobre 1943 più di mille ebrei vennero prelevati dalle proprie case, radunati all’interno del ghetto e condotti dai tedeschi nei campi di sterminio. Numerose targhe commemorative sono state poste nei luoghi più significativi di questo meraviglioso e importante luogo, per ricordare e non dimenticare.
Torna ai contenuti