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Ponte

Passeggiate
Ponte, una Roma di altri tempi
Passeggiare per le vie e vicoli del rione Ponte permette di immergersi in un'atmosfera di altri tempi: le sue strade possiedono un fascino senza paragoni. Si lascia la città dell'ottocento per entrare sia nella dimensione medievale di Roma, quella del borgo raccolto in dedalo di vicoletti, piccole casette, botteghe di artigiani e edicole sacre, segno tangibile della devozione popolare. Allo stesso tempo si incontrano anche  palazzi nobiliari dove la struttura delle case fa percepire la dimensione delle lotte per il predominio della città tra famiglie nobili del periodo rinascimentale. Niente qui sembra appartenere alla metropoli dei nostri gioni: in queste strade il tempo sembra essersi fermato.
PIAZZA S. ANGELO
Nata intorno al 1450 per volontà di papa Nicolò V, “piazza di Ponte” venne realizzata tramite la demolizione di alcuni edifici medievali e resti romani preesistenti caduti in rovina; ampliata al tempo di Sisto IV, la piazza divenne nel Cinquecento uno dei punti nevralgici della vita cittadina, grazie soprattutto all’incessante passaggio dei pellegrini. La vita della piazza era molto animata: la affollavano numerosi venditori di generi alimentari e di tutto ciò che poteva tornare utile ai pellegrini. Il luogo è rimasto famoso anche perché per molti anni piazza Sant’Angelo è stata luogo di esecuzione di pene capitali e di esposizione dei corpi dei condannati a morte.
LE VIE DEI BANCHI
Il nome di "Banchi", esteso alla zona che comprende anche via del Banco di S. Spirito e via dei Banchi Vecchi, si riferiva nel medioevo ai banchi dove negozianti, banchieri, notai, scrivani e mercanti di ogni genere esercitarono i loro affari, sfruttando la vicinanza alla basilica di S. Pietro. Via del Banco di S. Spirito era la strada era anche detta "Canale di Ponte" ed il nome le derivava da un banco a carattere pubblico fondato sulla strada da Paolo V, per amministrare offerte e prestiti e fronteggiare le esigenze economiche dell´ospedale di Santo Spirito, al quale lo intitolò. Via dei Banchi Nuovi era invece l’antica “via papalis” in quanto percorsa dai cortei papali, soprattutto in occasione del corteo che il nuovo papa effettuava, in qualità di Vescovo di Roma, per recarsi da S. Pietro alla basilica di S. Giovanni in Laterano. La via prese il nome di "Banchi Nuovi" allorché il trasferimento della Zecca Pontificia al palazzo del Banco di S. Spirito indusse i banchieri ad aprire i loro uffici di cambio in questo tratto di strada.
L'ARCO DEI BANCHI
L'Arco anticamente immetteva in un largo chiuso in fondo da un muro che formava come un cortile e fu perciò detto "Cortile dei Chigi" per il banco che Agostino Chigi vi teneva. Sotto l’Arco si trova un’importante testimonianza della storia di Roma: la più antica iscrizione esistente in Roma sulle piene del Tevere, perché reca la data ed il livello dell’ inondazione avvenuta il 7 novembre 1277. Sotto l'arco inoltre si venerava, nel XVI secolo, una scultura lignea della Vergine che fu asportata e rimpiazzata nell'Ottocento da una immagine della Madonna dell’Archetto.
PIAZZA E TORRE DELL'OROLOGIO
La piazza prende il nome dall’orologio posto sulla torre del convento dei Filippini che qui si affaccia. Si chiamò anche piazza dei Rigattieri per la presenza di un vivace commercio di oggetti usati. La torre, costruita dal Borromini nel 1648, è sormontata da un castello che sostiene le campane e sotto il quadrante dell'orologio, è inserito un mosaico su disegno di Pietro da Cortona rappresentante la Madonna della Vallicella. Su piazza dell'Orologio insistono due palazzi di notevole importanza: il Palazzo Spada Bennicelli, chiamato anche  palazzo del Banco di S. Spirito, e palazzo Corcos Boncompagni.
MONTE GIORDANO
Monte Giordano in origine era una piccola altura formatasi probabilmente per l'accumulo di detriti provenienti dallo scalo fluviale di Tor di Nona, sulla quale in epoca medievale erano stati edificati complessi fortificati, che con il tempo divennero una vera e propria cittadella della famiglia Orsini. L’insieme di edifici, presenta nel lato su via di Panico e via Monte Giordano, un imponente muro risalente al XVI secolo; le altre unità sono costituite dal palazzo più antico, che prospetta sul vicolo Domizio ed è addossato al precedente; tra i due edifici, in via di Monte Giordano si apre il grande ingresso a volta di palazzo Orsini Taverna, attraverso il quale si accede nel cortile maggiore dove si trova una fontana seicentesca dell’Acqua Paola. Fanno parte del complesso fortificato il palazzo dei Conti di Pitigliano su via dei Gabrielli, e il palazzo dei Signori di Monterotondo, su vicolo del Montonaccio.
S. MARIA DELLA PACE
S. Maria della Pace fu edificata durante il pontificato di papa Sisto IV, intorno al 1480 ed è attribuita a Baccio Pontelli. E' formata dall'unione di due organismi: un'aula rettangolare nella parte anteriore, seguita da un ottagono a cupola aggiunto dal Bramante. Nel 1656 Pietro da Cortona restaurò la chiesa su commissione di papa Alessandro VII, e fu in questa occasione che vi aggiunse la convessa facciata barocca, preceduta da un pronao semicircolare a colonne doriche che cingono, con grande effetto scenografico, la piccola piazza antistante. L’interno è costituito da una navata a due campate con volte a crociera, che conserva intatta la struttura quattrocentesca. In quest'area della chiesa si possono ammirare le "Sibille", dipinte da Raffaello nel 1514 su commissione del banchiere senese Agostino Chigi.
CHIOSTRO DEL BRAMANTE
Il Chiostro del Bramante è uno straordinario esempio di architettura rinascimentale. È’ opera di Donato Bramante e fa parte del complesso che comprende anche l’attigua Chiesa di Santa Maria della Pace. Fu commissionato dal cardinale Oliviero Carafa intorno al 1500, come attestano l’iscrizione dedicatoria che abbraccia l’intero perimetro del Chiostro e gli emblemi gentilizi sovrastati dal cappello cardinalizio posti a decoro scultoreo sui pilastri sia del pianterreno che del piano superiore. Eretto su uno schema quadrato, il Chiostro è costituito da due ordini sovrapposti: un ampio portico a quattro archi per ogni lato con pilastri in stile ionico dotati di capitello e base, coperture a volta, e un loggiato superiore in stile composito, con pilastri e colonne corinzie alternati che sostengono l'architrave a copertura piana.  Le pareti del portico del pianterreno sono ornate da monumenti sepolcrali della fine del Quattrocento. In quasi tutte le lunette si trovano affreschi con storie della vita di Maria.
VIA E PIAZZA DEI CORONARI
Via dei Coronari è da identificare con l'antica via Recta, che collegava la via Lata con il Ponte Neroniano, crollato alla fine del IV secolo. La via Recta nel Medioevo si chiamò "di Tor Sanguigna", per la vicinanza con questa Torre e poi "dei Coronari" dai venditori di corone e oggetti sacri detti anche "paternostrari", i quali avevano stabilito qui la loro attività perché percorsa dai pellegrini che si recavano a S. Pietro. Lunga circa 500 metri, nel Rinascimento era divisa in due tratti, detti l'uno "Immagine di Ponte", dall'edicola sacra rifatta nel cinquecento dal Sangallo e l'altro "Scortecchiaria" perché attraversava il quartiere dei conciapelle. La strada ha mantenuto intatto il suo carattere rinascimentale, interrotto soltanto da alcune demolizioni del 1939; è inoltre famosa per le di botteghe di antiquari dalle scintillanti vetrine piene di mobili di ogni epoca, di lampade, tavoli, scrittoi, praticamente una mostra permanente.
PIAZZETTA S. SIMEONE
La piazzetta di S. Simeone è dominata dal palazzo Lancellotti, iniziato da Francesco da Volterra alla fine del XVI secolo ed ultimato da Carlo Maderno, presenta una facciata  ornata da un elegante portale con colonne che sovrasta il balcone, disegnato dal Domenichino. Nella piazzetta si trova una fontana costruita nel 1589 da Pietro Gucci su disegno di Giacomo della Porta,che dopo numerose peripezie è stata qui collocata nel 1973. Agli angoli di palazzo Lancellotti, si trovano due edicole in stucco, una con l’immagine della Madonna Addolorata, l'altra con quella del Redentore.
PIAZZA S. SALVATORE IN LAURO
Piazza S. Salvatore in Lauro deve la sua denominazione "in Lauro" al boschetto di alloro che cresceva intorno alla chiesa di S. Salvatore. La chiesa, fondata nel VII secolo, fu riedificata verso la metà del XV secolo e successivamente nel XVII secolo. A Ludovico Rusconi Sassi si devono la cupola, il campanile, e la sagrestia con opere di Nicola Salvi. La facciata classicheggiante è arricchita da un bassorilievo di Rinaldo Rainaldi, raffigurante il Trasporto della Santa casa di Nazareth". L'interno è il capolavoro del Mascherino e conserva "la Nascita di Gesù" di Pietro da Cortona. Il convento annesso alla chiesa. costruito intorno alla fine del XV secolo è un capolavoro dell'arte rinascimentale. Nella piazza è presente anche la fontana del Leone, così chiamata perchè al centro fuoriesce una testa di leone in marmo bianco dalla cui bocca sgorga l’acqua che si raccoglie nella sottostante vaschetta marmorea.
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